LAUDATO SI’

P.F.ENC

LETTERA ENCICLICA
LAUDATO SI’
DEL SANTO PADRE

FRANCESCO
SULLA CURA DELLA CASA COMUNE

Conosciamo l’Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune del Creato
Nella giornata mondiale dell’ambiente 2020 (05 giugno), Papa Francesco ci ha invitati a dedicare un anno intero allo studio e approfondimento dell’Enciclica “Laudato Sì”, scritta da lui nel 2015. Sarà un percorso utile alla nostra consapevolezza del momento epocale e un’ opportunità da non perdere per “ riconoscere la grandezza, l’urgenza e la bellezza della sfida che ci si presenta”. E’ la gioia di poter credere in un cambiamento alla base delle parole di Francesco piene di speranza, anche quando descrivono i peggiori disastri in cui versiamo. Nella sua prima parte lo scritto è un perfetto riassunto educativo della situazione in cui si trova il mondo: inquinamento e cambiamento climatico, la questione dell’acqua, la perdita di biodiversità con le conseguenza del deterioramento della qualità della vita umana, il degrado sociale, il diffondersi nell’iniquità in un mare di indifferenza e di presunta impotenza. “Coltivare e custodire” (Genesi 2,15) è l’invito e la richiesta di
vivere con equilibrio la nostra natura più profonda di esseri umani; è un impegno rivoluzionario per il futuro. Nessuno si senta escluso.
Schema:
Cap. I°: Quello che sta accadendo (n. 17-61); Cap. II°: Il Vangelo della Creazione (n. 62-100);
Cap. III°: La radice umana della crisi ecologica (n. 101-136); Cap. IV°: Un’ecologia integrale (n. 137-162);
Cap. V°: Alcune linee di orientamento e di azione (n. 163-201);
Cap. VI°: Educazione e spiritualità ecologica (n. 202-246).

Nel secondo capitolo: Il Vangelo della creazione

Il Papa rilegge i racconti biblici e dà una visione complessiva della tradizione ebraico-cristiana spiegando il perché della «tremenda responsabilità» dell’essere umano nei confronti del creato. L’essere umano ha il compito di «“coltivare e custodire” il giardino del mondo (cfr Gen 2,15)», sapendo che «lo scopo finale delle altre creature non siamo noi. Invece tutte avanzano, insieme a noi e attraverso di noi, verso la meta comune, che è Dio».

Nel terzo capitolo: La radice umana della crisi ecologica,

Il Papa va alle cause profonde del degrado. La denuncia è soprattutto per la logica «usa e getta» che genera la cultura dello scarto. Le competenze tecniche, scrive il Papa danno a «coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero». Sono proprio le logiche di dominio tecnocratico che portano a distruggere la natura e a sfruttare le persone e le popolazioni più deboli. «Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica», impedendo di riconoscere che «il mercato da solo non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale». Ne deriva la logica che «porta a sfruttare i bambini, ad abbandonare gli anziani, a ridurre altri in schiavitù, a sopravvalutare la capacità del mercato di autoregolarsi, a praticare la tratta di esseri umani, il commercio di pelli di animali in via di estinzione e di “diamanti insanguinati”. È la stessa logica di molte mafie, dei trafficanti di organi, del narcotraffico e dello scarto dei nascituri perché non corrispondono ai progetti dei genitori». Il Papa parla della dignità del lavoro e della centralità della persona spiegando che «rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società». E poi riprende il dibattito sugli ogm che sono «una questione di carattere complesso». Bergoglio scrive che, sebbene «in alcune regioni il loro utilizzo ha prodotto una crescita economica che ha contribuito a risolvere alcuni problemi, si riscontrano significative difficoltà che non devono essere minimizzate», a partire dalla «concentrazione di terre produttive nelle mani di pochi». . Papa Francesco pensa in particolare ai piccoli produttori e ai lavoratori rurali, alla biodiversità, alla rete di ecosistemi. È quindi necessario «un dibattito scientifico e sociale che sia responsabile e ampio, in grado di considerare tutta l’informazione disponibile e di chiamare le cose con il loro nome» a partire da «linee di ricerca autonoma e interdisciplinare».

Nel quarto capitolo, propone una ecologia integrale, che affronti il tema della giustizia e della politica.

Il Papa parla di ecologia delle istituzioni: «Se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana: “Ogni lesione della solidarietà e dell’amicizia civica provoca danni ambientali”». Il Papa ribadisce che «l’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con sé stessa». «Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale». Questa ecologia integrale «è inseparabile dalla nozione di bene comune». Nel contesto di oggi, in cui «si riscontrano tante inequità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali», impegnarsi per il bene comune significa fare scelte solidali sulla base di «una opzione preferenziale per i più poveri».

CHE FARE? ALCUNE LINEE D’AZIONE

Nel capitolo quinto, Bergoglio offre Alcune linee di orientamento e di azione. Non solo denuncia, ma la domanda su cosa è possibile fare per «uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando». La Chiesa non pretende di definire le questioni scientifiche, né di sostituirsi alla politica, ma il Papa invito «ad un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non ledano il bene comune». Il giudizio è severo: «I Vertici mondiali sull’ambiente degli ultimi anni non hanno risposto alle aspettative perché, per mancanza di decisione politica, non hanno raggiunto accordi ambientali globali realmente significativi ed efficaci». Il Papa si chiede «perché si vuole mantenere oggi un potere che sarà ricordato per la sua incapacità di intervenire quando era urgente e necessario farlo?». Serve una governante mondiale: «abbiamo bisogno di un accordo sui regimi di governance per tutta la gamma dei cosiddetti beni comuni globali», visto che «“la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici. L’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente”». . Infine, il sesto capitolo, Educazione e spiritualità ecologica, perché «ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni e di un cammino educativo». Sono coinvolti tutti gli ambiti educativi, in primis «la scuola, la famiglia, i mezzi di co-municazione, la catechesi». La partenza è «puntare su un altro stile di vita», che apre anche la possibilità di «esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale». È ciò che accade quando le scelte dei consumatori riescono a «modificare il comportamento delle imprese, forzan-dole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzio-ne». Non si può sottovalutare l’importanza di percorsi di educa-zione ambientale capaci di incidere su gesti e abitudini quoti-diane, dalla riduzione del consumo di acqua, alla raccolta diffe-renziata dei rifiuti fino a «spegnere le luci inutili».

PREGHIAMO:

Signore Dio, illumina i padroni del potere e del denaro perché non cadano nel peccato dell’ indifferenza, amino il bene comune, promuovano i deboli, e abbiano cura di questo mondo che abitiamo. Laudato sì! Amen!

Per leggere la enciclica clicca sul link di seguito:

http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

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